In queste giornate, in cui sembra trionfare il panico da Coronavirus, si può e si deve produrre un'informazione caratterizzata da logiche che non siano solo quelle delle vendite e dell'ascolto.
In questi giorni del Coronavirus, oltre alla paura e alla sofferenza di chi ha perso i propri cari in modo inatteso, stiamo vivendo un caso da manuale studiato nelle ricerche sui fenomeni che riguardano la comunicazione: come fare comunicazione corretta nei contesti di crisi acclarata? Come capire quando sta esplodendo la crisi, chi sono i soggetti responsabili, come intervenire efficacemente, cosa fare o non fare, come distribuire correttamente le risorse che si hanno. Insomma, la comunicazione in questi casi è fondamentale.
La prima riflessione che viene spontanea è proprio questa: è sbagliato, se non addirittura delittuoso, considerare in fondo il grande flusso comunicativo ininfluente sulle decisioni di singoli e collettività. Il clima, l'humus di pensiero, è senz'altro determinato dai tempi, dall'intensità e dalle modalità di linguaggio che il sistema pervasivo della comunicazione ha ormai instaurato, con effetti profondi sullo spirito dei giorni.


