Sono tre le chiavi di lettura che oggi si possono usare per interpretare il nesso tra crisi dell'informazione e crisi della democrazia: l'abbondanza della quantità di informazioni circolanti che non si associa a un corrispondente aumento della qualità, con un effetto a cascata sulla generale validazione dei processi cognitivi e sulla conseguente perdita di autorevolezza degli esperti; la mancata trasparenza di sistemi complessi che agiscono secondo logiche di imperscrutabili calcoli con altrettanto imperscrutabili effetti consequenziali, come gli algoritmi; gli effetti della comunicazione, ossia la capacità che una corretta informazione sia determinante per una corretta e libera scelta delle decisioni da prendere in politica, ma anche in economia, nel mercato culturale.
Fattori concomitanti insieme, in diversa misura e con diverse conseguenze che dipendono da variabili non sempre definibili a tavolino. Oggi parlare di h/24 e 7/7 significa, in forma semplice e iconica, parlare di un flusso d'informazioni senza soluzione di continuità: nessuna pausa, minuto dopo minuto, tutti i giorni e senza barriere di luogo o di strumenti.
Il moltiplicarsi dei canali TV e soprattutto il diffondersi capillare del web, anche grazie alla portabilità degli strumenti, ha reso totalizzante l'opportunità di informarsi diffondendo, innanzitutto, una mentalità, un'idea di approccio: "tutto si può conoscere, basta connettersi e fare una semplice ricerca". Ma è davvero così facile? No, per nulla, e chi conosce la fatica dei veri percorsi di ricerca, anche solo per accostarsi alla verità, lo sa bene.


